Ponte Leopoldo I

  • DATA: 2010
  • LUOGO: PRATO, ITALIA
  • CLIENTE: PROVINCIA DI PRATO
  • PROGETTISTI: ARCH. MASSIMILIANO MAZZETTA, ARCH. LORENZO MARTELLA, ARCH. ROBERTO POTENZA
  • TIPOLOGIA: Ponte ciclo-pedonale
  • PDF: HTTP://LOREM IPSUM

Il progetto della struttura è composto da due ordini di grandezza: una spaziale e una strettamente funzionale (ovvero il telaio di attraversamento). E’ evidente che a rigor di logica la sola presenza dell’ordine funzionale garantirebbe la riuscita dell’intervento, pur tuttavia la soluzione che si prospetterebbe a nostro avviso resterebbe priva di quella immediata riconoscibilità che i resti antichi hanno tenuto viva fino ad oggi. L’ordine spaziale ha svolto un ruolo essenziale proprio nell’ottica di dichiarare una identità rinnovata che comunque sia tale da non sopprimere quella che la storia ha tramandato. L’ordine spaziale è essenziale anche per la definizione di un rapporto fatto di dialogo di qualità che presiede il luogo delle Cascine di Tavola. Gli intrecci che corrono sulla superficie di inviluppo definiscono porzioni di spazio aperto, piccole e grandi aperture come “finestre” che inquadrano e valorizzano un punto di vista particolare del paesaggio circostante. L’intreccio delle linee conferisce fisicità all’idea dei filari che si avvolgono su se stessi attorno ad un nucleo centrale che, nel nostro caso, è definito da una superficie teorica generata a partire da ellissi e cerchi ed archi tracciati come parti di circonferenze. l’atto del camminare attraverso il ponte non è la sola funzione dell’attraversamento ma anche il sentirsi parte di un contesto nuovo volto alla valorizzazione del paesaggio circostante. Le eliche che circondano il tutto sono geometrie senza inizio e senza fine, moduli periodici replicabili all’infinito, rendono a pieno l’idea di continuità e allo stesso tempo definiscono con estrema chiarezza l’idea di evoluzione, la stessa evoluzione che si prova quando si attraversa, quando si varca una soglia, quando si lascia uno spazio per approdare in uno nuovo. L’idea del ponte è essenzialmente questa: collegare due realtà, definirne il passaggio e allo stesso tempo il confine. In fondo questa idea trova il suo archetipo originale nel principio che ha portato all’ideazione del tema della fune: essa nasce con lo scopo di collegare due capi, due estremi. Di fatto la corda definisce un vincolo stabile nonostante la sua apparente malleabilità. Una corda è composta dall’intreccio di cavi più piccoli, è un dialogo intimo che garantisce robustezza oltre che fisicità. Il nostro ordine spaziale è la metafora della corda, è come se questa fosse analizzata con una lente talmente potente da permettere di distinguere con estrema chiarezza l’aria che passa tra i singoli cavi che compongono la medesima corda. Uno spazio fitto e allo stesso tempo del tutto inesistente o al contrario uno spazio fatto di vuoti. Tutto dipende dalla percezione e dalla distanza rispetto al quale si osserva. La stessa geometria è in grado di cambiare la sua stessa essenza..

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