CUGNOLI, INCONTRO TRA PROGETTISTI ED ENTI SULLA RICOSTRUZIONE – IL CENTRO 06.10.2011

CUGNOLI. Si terrà domani nella sala consiliare, a partire dalle 10.30, un incontro pubblico sulla ricostruzione post-sisma. Cugnoli è uno dei sette centri del cratere della Val Pescara. Saranno presentati il Piano stralcio del Piano di ricostruzione e il Progetto pilota “Palazzo Tinozzi”. All’incontro, promosso dal sindaco di Cugnoli, Lanfranco Chiola, saranno presenti gli architetti Massimiliano Mazzetta, progettista del progetto pilota; Renata Cetta ed Ester Zazzero, responsabili di Piano della facoltà di Architetturea dell’Università D’Annunzio che, con il Centro Internazionale di Ricerca e Sviluppo Scut, hanno elaborato i progetti. «I proprietari degli immobili, che rientrano nella perimetrazione del centro storico», spiega il sindaco Chiola, «hanno manifestato un interessamento costruttivo a questa iniziativa, che li vede coinvolti come protagonisti della ricostruzione e ripianificazione del nostro territorio e del nostro tessuto urbano, insieme con enti pubblici e privati». (w.te.)

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LA RAPPRESENTAZIONE DELLE CITTA’ DI FONDAZIONE IN ITALIA. DALLA CITTA’ NUOVA ALL’E42

Tesi di Dottorato / Ph.D. XXI Ciclo (2006/2009)
arch. Massimiliano Mazzetta
Tutor: prof. Livio Sacchi

La ricerca condotta sulle città di fondazione italiane del ‘900, nell’ambito del Dottorato di Ricerca in “Rilievo e Rappresentazione dell’Architettura e dell’Ambiente”, segue numerose esperienze di studio effettuate, all’interno del Dipartimento DSSARR della Facoltà di Architettura di Pescara, dal gruppo di ricerca condotto dal Prof. Livio Sacchi sui temi della rappresentazione del territorio e dello spazio urbano, sia esso reale o ideale, con particolare interesse per l’evoluzione degli strumenti della comunicazione del disegno di architettura. Specificamente, la presente ricerca attinge da quella sequenza di esempi di città legate alla dimensione dell’utopia, a progetti esplicitamente proiettati al raggiungimento dell’immagine ideale, cui tendevano le Scuole dei primi anni del secolo scorso: dalla profetica visione futurista della “Città Nuova” di Sant’Elia del 1914, alla formalizzazione dei canoni del Razionalismo italiano nel suo episodio più completo ovvero l’E42 diretto da Piacentini. Quali sono state le motivazioni che hanno determinato l’individuazione dei progetti campione? La scelta dei case-studies deriva dall’analisi degli aspetti formali dei progetti di città che in questo lasso di tempo sono stati prodotti: l’indagine ha visto premiare quelle soluzioni urbanistiche prevalentemente non realizzate, in cui l’approfondimento delle tematiche geometrico-compositive permette di ottenere dei risultati soddisfacenti sia per esigenze rappresentative che per quelle didattiche e, infine, la possibilità di verificare il rapporto tra l’impianto urbanistico preso in esame con il territorio attuale, di cui avrebbe dovuto essere parte integrante qualora fosse stato realizzato. La ricerca è stata suddivisa in tre macro-sezioni, ognuna delle quali può essere analizzata indipendentemente, ma che insieme raccontano il percorso seguito per giungere al risultato finale: verificare come una piattaforma accessibile a qualsiasi utente possa essere un valido strumento di divulgazione dell’architettura. La prima sezione ha come obiettivo quello di ricostruire sinteticamente il quadro storico-critico della prima metà del ‘900 sul tema della città di fondazione, un approccio fondamentale per comprendere le dinamiche che hanno determinato le strategie di pianificazione, sia dal punto di vista progettuale che da quello socio-politico. Il periodo in questione è molto eterogeneo e ha visto come protagonisti, in generale, giovani architetti provenienti dalle scuole di architettura che, da un lato, tentano il confronto con i loro stessi maestri, senza avere la possibilità, in molti casi, di poter dimostrare la validità delle proprie teorie, a causa del retaggio imposto da “circostanze” più inclini ad assecondare le volontà del regime fascista, dall’altro, trovano come interlocutore un committente talmente illuminato che gli spinge a produrre utopiche visioni di una città che per sua genesi non avrà mai luogo, lasciando però in eredità un abaco di soluzioni tale da influenzare le successive generazioni di architetti e urbanisti. La seconda, invece, individua sei esempi di pianificazione urbana, al fine di creare un database di soluzioni progettuali suddivise in tre aree tematiche differenziate dalle scelte compositive operate:
– i progetti di concorso per il piano regolatore di Aprilia del 1936 di Libera e del gruppo Muratori, Fariello, Quaroni e Tedeschi, entrambi protagonisti della querelle sulle scelte urbanistiche per lo sviluppo della tipologia urbana da perseguire come modello di nuovo insediamenti all’interno delle aree dell’Agro pontino;
– le soluzioni di Figini e Pollini per Courmayeur e Ivrea, contenute nel piano sperimentale proposto da Adriano Olivetti per lo sviluppo della Valle d’Aosta, attraverso i quali catturano l’attenzione dell’osservatore per le modalità con cui regolano il difficile rapporto tra il sinuoso spazio naturale dell’area di progetto con le rigide matrici che caratterizzano lo spazio urbano da insediare;
– le idee utopiche di Giuseppe Pagano per due casi distinti, accomunati dalla volontà di raggiungere un’urbanistica socialmente consapevole: “Milano verde”, in cui il progetto tende all’emulazione del modello allo stesso tempo rigoroso e anticonformista della città nordamericana; il villaggio minerario di Portoscuso, in cui mette in evidenza una pianificazione gerarchica degli spazi a servizio della collettività.
Per ogni progetto di città sono state portate avanti indagini di tipo conformativo per determinarne la tipologia, individuando le matrici geometriche che generano la forma urbana ideata, i rapporti proporzionali, la misura, e la scala tra la città e lo spazio naturale che la ospita, simmetrie, assialità, rotazioni e modularità tra lo spazio urbano e gli elementi architettonici di cui esso è costituita. Inoltre, la ricerca si avvale anche del supporto di dati numerici relativi alla densità abitativa, al numero di abitanti da insediare, al rapporto tra spazi edificabili e spazi destinati a verde, al tipo di funzioni e destinazioni. La sovrapposizione dei vari layers, che scaturiscono dalle analisi effettuate, genera la complessità dei progetti urbanistici presi in considerazione. L’ultima macro-sezione è incentrata sulla rappresentazione digitale, nelle sue varie forme, come strumento critico per analizzare i risultati ottenuti dalla ricerca. Si è proceduti a trasformare i dati acquisiti in fase di analisi in modelli interpretativi delle città scelte, operando le ricostruzioni tridimensionali sulla base del materiale originario (schizzi progettuali, disegni tecnici, vedute prospettiche e plastici) e su interpretazioni personali, qualora necessario. Le modalità di visualizzazione sono state le più varie: da schemi ideogrammatici necessari a raccontare la genesi e le caratteristiche dei progetti, alla realizzazione di immagini renderizzate per cogliere gli aspetti scenici delle architetture e degli spazi urbani, fino alla predisposizione dei modelli tridimensionali delle città per essere inseriti all’interno di una piattaforma open-source come Google Earth, al fine di consentire la loro esplorazione anche in rapporto al luogo in cui esse sarebbero dovute insistere. Questa fase viene condotta attraverso il confronto fra l’impianto urbanistico preso in esame e mappe satellitari, in cui si cerca di rappresentare tridimensionalmente le gerarchie geometriche (simmetrie, assi, rotazioni, proporzioni, moduli) e territoriali (dislivelli, barriere naturali, preesistenze) individuate nella fase di analisi. In conclusione, la ricerca affronta un argomento così vasto come quello delle città di fondazione italiane del primo Novecento, senza alcuna pretesa di compendiare esaustivamente la nutrita casistica di esempi progettati e realizzati, ma l’autore ha individuato ed analizzato alcuni episodi con la curiosità con i quali essi si sono a lui mostrati, al fine di tenere vivo l’interesse e alimentare la ricerca con spirito critico su questa parentesi di storia dell’architettura, forse contraddittorio, a volta trascurato e tuttora tenuto a margine nelle nostre Scuole di architettura. Il volume attinge anche a brevi saggi di storia e di critica, rapporti, ricerche, progetti e interpretazioni di vari autori che afferiscono a diverse discipline, Università e professioni al fine di offrire un quadro critico sull’argomento tale da spingere a future riflessioni sull’argomento.

L’EUR DI TERRAGNI: IL QUARTIERE DELL’IMMAGINAZIONE – IL GIORNALE 18.04.2006

L’’Eur di Terragni: il quartiere dell’’immaginazione. Una mostra alla Casa dell’’Architettura ipotizza come sarebbe l’’area dell’’E42 se l’’avesse concepita l’’architetto comasco.

L’’Eur, Esposizione universale della capitale: un quartiere metafisico ma vivo, che si è espanso fino a diventare città nella città. Considerato come l’’ultima grande realizzazione architettonica di Roma anche dai detrattori del regime fascista, alla cui gloria era destinato. Ma come sarebbe, oggi, l’’Eur se a progettare l’’antica e semideserta area delle Tre Fontane fossero stati architetti diversi da Marcello Piacentini e dai suoi collaboratori? E se – negli anni Trenta – fosse stato l’’architetto Giuseppe Terragni a vincere il concorso sulla parte della città che, per volontà di Mussolini, doveva ospitare l’’esposizione universale mai realizzata del 1942 per celebrare il ventiseiesimo anno dell’era fascista? A questi interrogativi intende rispondere la mostra che si inaugura oggi alla Casa dell’’architettura (resterà aperta fino al 6 maggio) e che è solo una tra le iniziative promosse dalla Fondazione Bruno Zevi in occasione del centenario della nascita di Terragni. La cui opera più celebre e riuscita, peraltro, è sempre legata al fascismo: la Casa del Fascio di Como capolavoro di lirismo ed essenzialità.
L’’esposizione, curata da Maurizio Di Puolo, permette in un certo senso di catapultarsi in un passato ipotetico: si potrà «vedere» l’’Eur che non è mai nato nel plastico originale del progetto di Terragni, Pietro Lingeri e Cesare Cattaneo per il Palazzo dei congressi, insieme con le tavole di studio eseguite sul progetto stesso. Inoltre, una ricostruzione virtuale del quartiere, con gli edifici moderni dei progetti bocciati, sarà offerta dal video prodotto dal Laboratorio di disegno digitale della facoltà di architettura di Pescara. Il filmato è l’’esito del lavoro guidato da Livio Sacchi e realizzato dagli architetti Emiliano Auriemma, Massimiliano Mazzetta e Pierfrancesco Perletta tra gli altri.
Iniziativa collaterale sarà inoltre l’’allestimento «Terragni futuro», a cura di Antonino Saggio, con i lavori prodotti dai suoi studenti durante lo scorso anno accademico. L’’apertura della mostra sarà preceduta dal convegno «Eur: se Terragni avesse vinto… », con relazioni di Alessandra Muntoni, Antonino Saggio, Riccardo Mariani, Stefano Garano e Massimiliano Fuksas (quest’ultimo parlerà sul tema «Intervenire oggi all’’Eur»). L’’idea di fondo, secondo gli organizzatori, è che «l’’Eur rappresenta la più grande occasione mancata per un’’ipotesi urbana moderna e integrata», su cui ha prevalso «la visione scenografica ideata dal fascismo», quella che cioè veicola «un’’immagine urbana retorica e celebrativa, monumentale e simmetrica, traboccante di marmi, pietre, mattoni, archi e colonne». Dalla parte opposta si collocano le indicazioni per una metropoli contemporanea da parte di Terragni, Lingeri, Cattaneo, Pagano, Piccinato e altri della stessa scuola.

Francesca Scapinelli

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